Porta Palazzo: un viaggio nei sapori del mondo

Porta Palazzo. Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/piemonteitaliaeu/" target="_blank">Regione Piemonte</a>, licenza Creative Commons

Porta Palazzo. Foto di Regione Piemonte, licenza Creative Commons

Porta Palazzo è profumo di frutta e verdura, colori vivaci, vociare straniero mescolato agli svariati dialetti italiani, contatto con popoli lontani. A Porta Palazzo vivono, si incontrano e si scontrano l’Europa, l’Africa e l’Asia (Fiorenzo Oliva, da Il mondo in una piazza. Diario di un anno tra 55 etnie, Stampa Alternativa, 2009).

Questa descrizione riassume in pieno quanto provammo Cristian ed io alla nostra prima spesa nel mercato all’aperto più grande d’Europa, una volta lasciato da parte il proverbiale timore torinese per i “bassi fondi” della città. Porta Palazzo è a Torino un luogo di incontro tra culture diverse, oltre che il posto ideale, con i suoi quasi 1000 banchi mobili di prodotti ortofrutticoli, alimentari, utensili da casa e d’abbigliamento, per trovare tutto ciò che si cerca, cibo di eccellente qualità a prezzi molto convenienti in primis. Continua a leggere →

La cucina giapponese: un viaggio nei sapori d’Oriente

La cucina giapponese, contrariamente al pensiero comune, non è solo sinonimo di sushi. Sebbene, poi, in alcuni piatti si senta ancora l’influsso della vicina Cina, nei secoli ha assunto un’identità ben precisa, fatta di sapori e profumi molto delicati. Il bello della cucina giapponese è che è talmente tanto varia che si può provare per un mese intero cibo sempre differente. Di seguito un elenco, rigorosamente casuale, di alcuni piatti provati nel nostro viaggio in Giappone. Continua a leggere →

O-bento!

Chiunque abbia avuto tra le mani un manga (tipico fumetto giapponese), un videogioco o abbia visto un anime (cartone animato) ha probabilmente familiarità con il bento giapponese, una scatola, solitamente di plastica usa e getta, che contiene cibo preconfezionato. Continua a leggere →

Barcellona

La Pedrera (foto dell'Ente del turismo di Barcellona)

La Pedrera (foto dell’Ente del turismo di Barcellona)

Barcellona è una delle città mediterranee più complete come offerta turistica: è infatti ricca di storia ed arte, di musei ed attrazioni patrimonio mondiale dell’Unesco, di quartieri e locali alla moda, tanto da essere anche una delle mete più gettonate per la movida notturna, insieme alla vicina Costa Brava, e vanta una gloriosa tradizione gastronomica.

La Casa Mila (nota anche come Pedrera) su Passeig de Gràcia, nel quadrilatero d’oro della moda e dello shopping, è per me una delle esemplificazioni massime del genio di Gaudì.

Mentre il Barri Gòtic, delimitato dalle Ramblas, è per me il vero e proprio cuore pulsante di Barcellona, dove è possibile ammirare alcuni dei siti storici più antichi, come la Cattedrale di Santa Eulalia e il  Palacio del Obispo (Palazzo del Vescovo),  o semplicemente passeggiare nel labirintico insieme di carrers (vie) strette e piazzette, precluse al traffico normale e ricche di negozi e locali caratteristici.

Per altre curiosità su Barcellona e info su quando andarci, quali luoghi visitare e dove soggiornare ascolta la registrazione della puntata:

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La cerimonia del tè delle cinque

Tè delle cinque da Fortnum & Mason

La tradizione anglosassone del tè delle cinque, che prevede un sostanzioso spuntino a base di delizie dolci e salate accompagnate da tè rigorosamente in foglie, ha origini relativamente recenti. Risale infatti alla prima metà dell’Ottocento e fu introdotta dalla settima duchessa di Bedford, Anna, che non riuscendo ad attendere digiuna l’ora della cena, secondo la moda del tempo servita alle otto di sera, era solita per mitigare i morsi della fame chiedere che nel tardo pomeriggio le fosse servito del tè, del pane imburrato (pochi anni prima il conte di Sandwich ebbe l’idea di farcire due fette di pane) e dei dolci.

Il tè delle cinque ha un rigoroso cerimoniale che ne codifica sia la fase di preparazione che quella di degustazione. Nella teiera preriscaldata con acqua bollente deve essere versato un cucchiaino di foglie di tè (preferibilmente indiano o di Ceylon) per ciascun ospite più uno per la teiera. Il tè può essere versato nelle tazze degli ospiti solo dopo essere stato lasciato in infusione per almeno cinque minuti e avendo cura di non lasciare vuota la teiera. Il tè va bevuto avvicinando la tazza alle labbra (e mai chinandosi verso di essa); la tazza va sempre riappoggiata sul tavolino, o, se mancante, sulle ginocchia.
Anche gli spuntini che accompagnano il tè vanno mangiati seguendo un ordine preciso: per primi bisogna gustare gli “scones”, panini semidolci da farcire con marmellate, panna acida o crema di limone (lemon curd) poi i panini con salmone affumicato, uova e manzo e infine i biscotti a base di burro (o shortbread) e i dolci a base di frutta e cioccolato.

Talvolta definito anche “Low tea”, perché solitamente servito in salotto su tavolini bassi, il tè delle cinque non deve essere confuso con l’”high tea” o “meat tea” con cui gli operai di inizio Novecento sostituivano la cena e che consisteva in un frugale pasto a base di carne stufata, pesce, uova e formaggio cui veniva accompagnata una tazza (o mug) di tè, diventato con il tempo un’anticipazione della cena al tardo pomeriggio della domenica o dei giorni festivi, nelle quali vengono serviti insieme al tè polpettoni di carne, cotolette d’agnello, patate arrosto, formaggi, uova, insalate, frutta e dolcetti al burro.

Sebbene sia ancora prassi abituale accompagnare nel tardo pomeriggio ad una fetta di torta una tazza di tè, la cerimonia del tè delle cinque è oggi di norma riservata ad occasioni speciali. Molti hotel di Londra, tra cui il Claridges, il Dorchester, il Ritz e il Savoy offrono in ogni caso la possibilità di gustare un afternoon tea, il cui costo varia dalle 20 alle 40 sterline.

Io, quando sono a casa, adoro prendere un tè da Fortnum&Mason.