#Terremoto

Sentire molti miei amici in difficoltà mi incute profonda tristezza.
Vedere le immagini di tante meravigliose bellezze italiane distrutte nel giro di pochi minuti da una forza crudele e apparentemente inarrestabile è uno strazio.
Domandarmi che cosa posso fare è la costante di queste ore.
Sapere che gli Emiliani non rimarranno mai inerti davanti al crudele destino è una speranza che mi rincuora.

La Regione Emilia-Romagna ha attivato una raccolta fondi rivolta a quanti – privati ed Enti pubblici – desiderano versare un contributo per far fronte ai costi del terremoto che ha colpito le province di Modena, Ferrara e Bologna.

Si può donare inviando un SMS o chiamando da rete fissa il numero 45500 per donare 2 euroPer i privati le possibilità sono le seguenti:
– versamento sul c/c postale n. 367409 intestato a: Regione Emilia-Romagna – Presidente della Giunta Regionale – Viale Aldo Moro, 52 – 40127 Bologna;
– bonifico bancario alla Unicredit Banca Spa Agenzia Bologna Indipendenza – Bologna, intestato a Regione Emilia-Romagna, IBAN coordinate bancarie internazionali: IT – 42 – I – 02008 – 02450 – 000003010203;
– versamento diretto presso tutte le Agenzie Unicredit Banca Spa sul conto di Tesoreria 1 abbinato al codice filiale 3182
(per i versamenti dall’estero il codice BIC/SWIFT è UNCRITB1NU2). Chi, invece, volesse fare donazioni di beni materiali potrà contattare le grandi organizzazioni di volontariato che già sono attive (come Croce Rossa, Caritas, Associazioni nazionale degli alpini o simili). Se si vuole impegnare in prima persona il proprio tempo e le proprie competenze, è necessario rivolgersi alle associazioni di volontariato.
La disponibilità da parte di liberi professionisti (ingegneri, architetti e geometri), per affiancare i tecnici dei Comuni già al lavoro, può essere comunicata ai rispettivi ordini professionali i quali sono già in contatto diretto con il Dipartimento nazionale e l’Agenzia regionale di protezione civile.

Monday bloody Monday

E’ di sole 3 ore fa la notizia che altri due monaci tibetani si sono immolati per protesta contro la repressione della Cina. Si tratta di Dargye, delle contea di Aba (nella provincia del Sichuan, dove sono avvenute la maggior parte delle altre 33 ‘auto immolazioni’ di protesta) e di Tabgye Tseten.  Tseten e’ morto mentre Dargye si e’ salvato ed e’ in grado di parlare nonostante le ustioni.
I due giovani hanno compiuto il loro drammatico gesto davanti al Jokang, il tempio piu’ importante di Lhasa. I due, hanno riferito testimoni, urlavano ”qualcosa” mentre erano avvolti dalle fiamme ma i testimoni non hanno capito le loro parole.
Lhasa, la capitale del Tibet è ”in ebollizione” da mesi, fin dalla mia visita ad ottobre scorso. Ovunque sono presenti militari armati fino al collo, che non aspettano altro di origliare una parola fuori posto sussurrata dalle guide che accompagnano i pochi avventurosi turisti.
Il Palazzo del Potala, residenza principale anche dell’attuale Dalai Lama fino a che non è stato costretto alla fuga in India, è visitabile per solo un’ora cronometrata: se non esci entro il tempo stabilito dalle autorità cinesi, che così cercano di limitare il passaggio di informazioni, la tua guida perde il permesso di ingresso e tu puoi passare seri guai, visto che possono persino ritirarti il passaporto.
I permessi per i viaggi turistici in Tibet sono sospesi dall’inizio di maggio. Si sta ricreando la triste situazione già vissuta durante le Olimpiadi di Pechino, dopo la protesta che prese il via nel magnifico monastero di Ganden, che io e Cristian abbiamo avuto la fortuna di visitare. Allora alcuni monaci del posto si rifiutarono di adorare una divinità contro il Dalai Lama. Furono barbaramente uccisi ma il loro gesto diede il via ad una serie di proteste che presto divamparono anche a Lhasa, mettendo in serio imbarazzo il gioverno cinese, allora sotto gli occhi del mondo.
Mai, giuro, scorderò il mio incontro con un giovane monaco di Tsurphu, casa del XVII Karmapa, anche lui costretto a scappare in India. Tra le lacrime mi raccontò la fuga della sua guida dal Tibet e mi supplicò di andare in India a conoscerlo, io che potevo viaggiare liberamente. Le sue parole risuonano ancora nelle mie orecchie, nei miei occhi, oggi più che mai, ho ancora il suo triste sorriso.
Che cosa possiamo fare noi per il Tibet?
Penso che l’organizzazione di conferenze o eventi culturali nelle nostre città possa contribuire alla diffusione della conoscenza del problema tibetano.
Occorre inoltre  coinvolgere i mass-media locali e nazionali e proporre loro servizi, interviste, reportage su argomenti tibetani.
Io, per quanto mi è possibile, inizio da oggi stesso, per onorare Dargye e Tseten.
Oṃ Maṇi Padme Hūṃ

Contatta l’Associazione Italia-Tibet per l’organizzazione di un evento nella tua città: potranno fornirti alcune utili indicazioni su come procedere, provvedere al materiale informativo da distribuire e inviarti, ove possibile, un  incaricato per allestire un piccolo stand, un relatore o un rappresentante dell’Associazione.

Blogtour: libero arbitrio o cosa?

Alla vigilia della mia partenza per il mio primo blogtour in quel di Carrara, ad alimentare i miei dubbi e le mie perplessità tipiche da novellina ci ha pensato la mia amica Claudia con questa interessante discussione sul tema.

Rientrata, penso che Barbara non abbia del tutto torto quando sostiene che “il valore del giudizio dato nei blogtour si avvicina nella mia percezione più allo zero che al dieci”.
Affermazione forte, me ne rendo conto, ma sulla base della mia prima esperienza assolutamente condivisibile. I due perlomeno discutibili organizzatori con cui ho avuto a che fare non hanno fatto altro che imbeccarmi sul cosa scrivere e sul dove mettere un bel “Mi piace”, svilendo chi, a differenza mia, fa questo lavoro come professione, tacciando i travel blogger come maestri del copia e incolla.

Per fortuna ho incontrato una splendida compagna di viaggio, Susanna, una vera giornalista che il copia e incolla non sa neanche che cosa sia ma che, invece, conosce bene l’arte dell’arrangiarsi e del non arrendersi mai.
Con lei ho girovagato per Carrara, città splendida e davvero a misura d’uomo, ammirando le installazioni di marmo che ne abbellivano il centro.
Ho conosciuto persone meravigliose, tanti artisti incredibili primi tra tutti gli artigiani del legno della Falegnameria Devoti, che per il Carrara Marble Week hanno creato sedie coloratissime a forma di chitarra elettrica, su cui, peraltro, ha poggiato il suo prezioso fondoschiena il chitarrista di Bon Jovi nel corso di un privatissimo concerto all’interno delle cave di Fantiscritti.
E poi Andrea, il giovane artista non ancora certo delle sue capacità espressive, e gli altri ragazzi del liceo artistico di Carrara ed Emma Castè, bravissima restauratrice di marmi, che ha deciso di aiutare altri giovani artisti emergenti con La Fabbrica del Langelo.
A tutti loro vanno i miei ringraziamenti, perchè hanno alimentato l’emozione che, come dice la mia amica Giovy, si crea attorno ad un viaggio, piccolo, grande, vicino o lontano che sia.

Nella hall dell’Hotel Michelangelo, delizioso boutique hotel nel cuore di Carrara.

 

Incontri

Sto cercando disperatamente di tornare a casa concluso il mio primo blogtour e rifletto su quello che questa esperienza mi ha regalato. Tanto. Prima di tutto la consapevolezza di essere maturata, di saper gestire con maggiore intelligenza e ironia gli imprevisti e questo, almeno per me, ė già tanto.
Poi il sorriso di benvenuto di una delle ragazze dell’ hotel Michelangelo a Carrara, di cui ero ospite, l’amicizia di Susanna, brillante compagna di avventura, l’ingenuità di Andrea, giovane artista di Carrara che voleva cedermi una sua opera per soli 5 euro, l’aiuto inaspettato di una ragazza di Praga che conosce Genova meglio degli autoctoni, due parole di conforto da un cuoco napoletano appena sbarcato da una nave da crociera e, come me, sperso in stazione a tarda sera.
Viaggiando da sola mi sono regalata tutto questo, che bella carezza emotiva!

Divenire adulti ė fatto assai difficile. Molto più facile evitarlo e passare da un’infanzia ad un’altra infanzia

(F.S.Fitzgerald)

 

I volti dei cavatori di Carrara