I Preraffaelliti, l’utopia della bellezza

Una bellezza così intensa da resistere a epoche, scuole e mode; così si può sintetizzare l’emozione che ho provato nell’ammirare i 70 capolavori della Confraternita dei Preraffaelliti in mostra sino a ieri a Torino, ultima tappa prima di rientrare dopo un tour mondiale che li ha visti passare anche per Tokyo, alla Tate Britain di Londra.

Allestita nel delizioso Palazzo Chiablese, la mostra dal titolo “Preraffaelliti. l’utopia della bellezza”, ha presentato alcune opere per la prima volta in Italia, vere e proprie icone del movimento preraffaellita come Ophelia di John Everett Millais, L’amata (La sposa) di Dante Gabriele Rossetti, Prendi tuo figlio, Signore di Ford Madox Brown, ottenendo risultati notevoli: oltre 100.000 visite con più di 2300  tagliandi d’ingresso staccati solo ieri, ultimo giorno della mostra.

La Confraternita dei Preraffaelliti è la corrente artistica, trasposizione pittorica del decadentismo. Formatasi in età vittoriana, precisamente nata nel settembre del 1848, si sviluppa ed esaurisce in Gran Bretagna, in un periodo particolarmente importante sia per la società, che per le arti.  Valori borghesi come la fedeltà al Paese e la fede nel progresso si stavano affermando, mentre Johann Heinrich Füssli e William Blake aprivano al romanticismo e Oscar Wilde tracciava la via al decadentismo. Contro l’accademismo della cultura ufficiale il movimento preraffaellita mirava a recuperare attraverso l’arte la semplicità e la purezza, ricche dei valori spirituali degli artisti precedenti a Raffaello.

Non si tratta di una mera imitazione dello stile di quei maestri, ma di seguirne l’aderenza alla natura, alla quale i preraffaelliti riconoscevano un’intrinseca poeticità, aggiungendo un’impronta mistica ed estetizzante. Continua a leggere →

Torino Pride 2014, l’orgoglio di essere diversi

Sabato ho partecipato al Torino Pride, un evento dal forte valore commemorativo e al tempo stesso festoso.

Torino Pride

Il Torino Pride ha voluto infatti essere in primo luogo un momento di ricordo della cosiddetta “rivolta di Stonewall”, che 45 anni fa, il 28 giugno 1969, sfociò in una serie di violenti scontri fra la comunità omosessuale e la polizia a New York a seguito dell’ennesima irruzione violenta e immotivata della polizia in un bar gay in Christopher Street (nel Greenwich Village) chiamato Stonewall Inn.

Gli scontri di Stonewall hanno dato il via al movimento di liberazione lesbico, gay, bisessuale e trans moderno in tutto il mondo e in seguito a tale rivolta negli USA il 28 giugno è stato scelto come data della “Giornata mondiale dell’orgoglio “LGBT” o “LGBT Pride”. Continua a leggere →

Stregati da Torino

Torino, Piazza Statuto. Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/micheletedesco/" target="_blank">Michele Tedesco</a>, licenza Creative Commons

Torino, Piazza Statuto. Foto di Michele Tedesco, licenza Creative Commons

Torino è densa di misteri: lo si capisce sin dalla definizione di città “a metà tra lo zolfo e l’incenso”, perchè unica al mondo a far parte sia del triangolo della magia bianca (con Lione e Praga) sia di quello della magia nera (con Londra e San Francisco). Lasciati stregare da Torino, percorrendo con me un itinerario che ti consentirà di cogliere la fitta e misteriosa trama di leggende, miti ed enigmi che la avvolgono.
Luogo nero per eccellenza di Torino, e punto di partenza ideale per la scoperta del lato oscuro del capoluogo piemontese, è piazza Statuto, che sorge su un’antica necropoli romana, fatto che lega storicamente la piazza all’idea della morte. Una leggenda racconta che proprio alla base del monumento commemorativo del traforo del Frejus si trovi la porta degli inferi, il cui punto esatto di accesso si dice sia indicato dalla figura maschile alata, di colore nero, con in capo una stella a cinque punte (simbolo della somma conoscenza per possedere la quale l’uomo, vanaglorioso e inetto, va incontro alla morte) posto in cima al monumento, in cui molti vedono la figura di Lucifero.
Un piccolo obelisco, situato in un giardino adiacente a Piazza Statuto, quasi all’imbocco di Corso Francia, indica il passaggio lungo la città del 45°parallelo e, per gli amanti dell’esoterismo, il punto esatto di congiunzione di Torino con Londra e San Francisco nel triangolo della magia nera. Continua a leggere →

Sunday morning at Pinacoteca Agnelli for #invasionidigitali

Sunday morning, praise the dawning
It’s just a restless feeling by my side
Early dawning, sunday morning
It’s just the wasted years so close behind

Così una conturbante voce femminile cantava per i Velvet Underground nel 1967.

Questa canzone, da sempre nelle mie playlist, è stata la colonna musicale perfetta per la mia invasione domenicale alla bellissima mostra “Una passione per Jean Prouvè” alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, che di per sè vale già una visita.

L’opera di Prouvè, operaio metallurgico francese, architetto, ingegnere e designer autodidatta, è stata una rivelazione. Visionario, idealista, umanista, eclettico, Prouvé eccelle nella progettazione architettonica, nel design industriale, nella progettazione strutturale e in quella di mobili.

Hai tempo sino all’08/09/13 per visitarla. Io te la consiglio caldamente e per incuriosirti ulteriormente, ecco un breve video, enjoy it!

Che cosa mi hanno regalato le #invasionidigitali

Tanto, tantissimo e non è banale retorica.
In primo luogo, la gratificazione di poter fare da “guida” nella mia splendida città.
Poi tante nuove amicizie, la soddisfazione negli occhi dei “miei” invasori, il loro entusiasmo, l’orgoglio di Cristian, mio marito. Un grazie speciale a tutti quelli che hanno partecipato, regalandomi il sole in una giornata che di sole proprio non ne voleva sapere.

Qui un breve video della nostra invasione del centro storico di Torino.

Un San Valentino doppiostellato

Di seguito riporto paripari la recensione del marito gastrofighetto sulla prima cena di San Valentino da sposati.

Si dicono cose mitologiche sul Combal.zero.
La prima che ho visto io è che ha il neon dell’insegna mezzo bruciato e non è stato un gran biglietto da visita.

Superata la difficoltà di capire da dove si entra, si viene accolti in una sala molto grande, con una serie di opere fotografiche ed elementi d’arredo di effetto.

Il locale però è solo così così: sembra un po’ trascurato e forse cambierei qualcosa anche qui, il parquet, ad esempio, è rigato qua e là, ma non con l’effetto di vissuto che potreste immaginare: è semplicemente vecchio. Diciamo che è comprensibile la mancanza della terza stella. Intendiamoci, non sei da Gigggi o’ zozzone, ma da un locale del genere mi sarei aspettato qualcosa di più.

Veniamo al cibo, il vero protagonista.

Iniziamo con un aperitivo analcolico alla frutta (ho appena preso una multarella e non vorrei fare il bis con ritiro della patente) accompagnato da grissini e pane aromatici. Il tutto con del burro servito a parte.

Pregevole la presenza della carta delle acque, noi scegliamo una Voss Still, quella artesiana e blabla -tra l’altro ho scoperto che andrebbe abbinata a carni bianche, beata ignoranza- e ha un ricarico tutto sommato basso.

Come menù prendiamo due Combal, io mi faccio inserire però una variazione, anziché la lingua o lo scamone, mi faccio mettere la (resa famosa da MasterChef) vitella piemontese razza fassona De “La Granda” al camino. Con un nome così non può deludere.

Si parte con un tonno di coniglio, porello, ma è di un buono… Il secondo antipasto è una ganache di cavolfiore con finferli (le garitule!) in brodo di stilton. Ecco, qui s’inizia a intravedere l’estro di Scabin: la ganache è tiepida e il brodo è leggermente più caldo, il tutto è leggermente neutro, ma è servito con dei crostini più salati, che ne esaltano il sapore. Buonissimo.

Continuiamo con il primo: maccheroni felicetti soufflé, ragout e fonduta di grana sedici mesi. Ci servono il piatto in una cornice (ah, l’ego) e pare un’isola in mezzo al mare: ragù supremo e soufflé indimenticabile.

Sullo scamone di vitella non saprei dire, anche se dalla regia mi dicono che è tutto buono (ma la carne un po’ grassa!). Io mi faccio prendere dal mio protagonista: un filetto di fassona femmena in doppia crosta, con puré e brodo a parte, insaporito agli odori. Da magnare rigorosamente con le mani. Qui c’è poco da dire: è uno dei filetti migliori che io abbia mai mangiato.

Il dolce è una cheesecake con composta di frutti di bosco. Leggera ma di gran gusto.

Siamo quasi alla fine, ci portano la carta dei caffè e, ahimè, manca l’unico che vorrei provare: il più raro del mondo, quello di Sumatra, quello che -per intenderci- è cacato dalle scimmie. Ripiego per un ottimo Jamaica, la regia ne prende un altro che non ricordo, ma che non impressiona (troppo acido).

Conto nella media, nemmeno alto per un locale del genere, sul ricarico e la qualità dei vini non saprei (ricordate la patente?)

Servizio impeccabile ma un filo lento e con qualche microscopica sbavatura al momento della commande, ma a Scabin gli perdoni questo e altro.

Perchè non regalare al vostro partner un week-end di gusto?
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