American dreaming

Ho sempre pensato che l’America fosse la terra degli Urukai.
Da brava anglofila, cresciuta nella convinzione di non poter amare neanche Parigi (fatto peraltro sfatato solo recentemente) figuratevi che cosa potevo pensare degli Stati Uniti.

Ad alimentare i miei preconcetti ci si è messo pure un caro amico, che mi raccontò come una sua ospite americana fosse rimasta sbalordita all’idea che in Europa non si parlasse inglese come lingua madre.
Il mio impatto con New York è stato quindi a ragion dovuta scioccante: una città ricca di stimoli, di cultura, di tolleranza e di rispetto civile…incredibile!

Chissà se proverò le stesse sensazioni quest’estate durante il coast to coast da NY alla Nova Scotia. Cristian mi ha già preallertato: “guarda che al terzo giorno di ricerca di foche, balene&co. secondo me mi imponi di girare la macchina e di tornare di tutta fretta al Century 21…”

Vedremo (io intanto preparo una valigia in più per lo shopping compulsivo)!

La mecca dello shopping a NY

 

Back home

Mancano meno di 20 giorni e poi finalmente sarò di nuovo a casa, a Londra.
Sono terrorizzata all’idea che qualcosa non mi consenta di tornarci. E’ una paura che ha un minimo di fondamento visto che la prima volta che ci volevo portare Perfettini c’è stato l’attentato alla metro e alla City.
Terroristi, terremoti e tsunami permettendo, saremo “sù” per il ponte del 25 aprile con il mio alter ego cartaceo Emily, creato appositamente per l’occasione da una grande artista: Stefania Morgante.
Emily, io e Cristian andremo anche ai Pinewood Studios, dove potremo vedere cimeli dei vari film di Harry Potter (per chi si stesse chiedendo se siamo amanti della serie, rispondo che ci è talmente indifferente che abbiamo chiamato il nostro secondo genito a 4 zampe Silente!).
Io voglio assolutamente vedere il Globe Theatre e riprovare l’emozione di passeggiare tra le bancarelle di Portobello e i negoziacci di Camden. Cristian, strano, non mi ha ancora fatto pervenire la lista dei desiderata ma sono certa che provvederà quanto prima!

Feelings

il senso di libertà assoluta, misto a puro terrore, provato quando mamma e papà mi hanno lasciato andare in Scozia da sola a 12 anni
la presa di coscienza di essere una bella ragazza all’ennesimo (più o meno implicito) commento favorevole della popolazione maschile Jamaicana, peraltro non trascurabile (la popolazione)
il senso di sicurezza che provo sempre e solo a Londra
la sorpresa per la bellezza di New York
il dolore per il Giappone in ginocchio
lo smarrimento in Tibet
la pace provata nel Sahara
il senso del diverso alla prima esplorazione di una medina
il poter tornare bambini tutte le volte che vado a Gardaland o a Mirabilandia

il viaggio è uno stile di vita: il viaggio è sentirsi a casa cambiando luogo, per poi tornare a casa e sentirsi cambiati (da il Manifesto dei Nomadi Digitali)

 

Illustrazione di Irene Bedino

 

Sliding doors

Se non …
avessi accettato l’offerta di un soggiorno in Scozia, non avrei mai compreso la mia anglofilia
fossi andata in gita in Tunisia, non mi sarei mai innamorata perdutamente del Sahara
avessi dato uno schiaffo, la mia vita sarebbe differente
avessi accettato il regalo di maturità di mamma e papà non avrei mai visto la Jamaica
avessi detto di no alla Turchia, non sarei mai tornata in Scozia
avessi un marito amante del tennis, non avrei mai visto Montecarlo
avessi insistito sul mio viaggio di nozze, non avrei mai visto l’Everest e Kathmandu
avessi deciso di andare a Milano quella sera, non avrei mai sposato Cristian

Sai cosa dicono i Monty Python? Nessuno si aspetta l’inquisizione spagnola