Bilancio al 31/12/2012

Provo a stilare con Cristian affianco un bilancio dell’anno che sta per concludersi:

  • l’ennesima crisi, durissima, la prima in cui ho davvero pensato di non farcela, e poi la luce e, forse, la scoperta della chiave di volta – BUONO!
  • due amiche ritrovate e la consapevolezza di avere ancora tanta voglia di condividere con loro un pezzo del cammino – BUONO
  • una nuova amica speciale, che mi ha insegnato in poco meno di un mese tanto, l’arte della diplomazia e l’umiltà in primis – BUONO
  • tanti meravigliosi viaggi e tanti nuovi compagni di avventura – BUONO

Spero che il 2013 mi riservi altrettanto e auguro anche a tutti voi di realizzare i vostri sogni.

La cerimonia del tè delle cinque

Tè delle cinque da Fortnum & Mason

La tradizione anglosassone del tè delle cinque, che prevede un sostanzioso spuntino a base di delizie dolci e salate accompagnate da tè rigorosamente in foglie, ha origini relativamente recenti. Risale infatti alla prima metà dell’Ottocento e fu introdotta dalla settima duchessa di Bedford, Anna, che non riuscendo ad attendere digiuna l’ora della cena, secondo la moda del tempo servita alle otto di sera, era solita per mitigare i morsi della fame chiedere che nel tardo pomeriggio le fosse servito del tè, del pane imburrato (pochi anni prima il conte di Sandwich ebbe l’idea di farcire due fette di pane) e dei dolci.

Il tè delle cinque ha un rigoroso cerimoniale che ne codifica sia la fase di preparazione che quella di degustazione. Nella teiera preriscaldata con acqua bollente deve essere versato un cucchiaino di foglie di tè (preferibilmente indiano o di Ceylon) per ciascun ospite più uno per la teiera. Il tè può essere versato nelle tazze degli ospiti solo dopo essere stato lasciato in infusione per almeno cinque minuti e avendo cura di non lasciare vuota la teiera. Il tè va bevuto avvicinando la tazza alle labbra (e mai chinandosi verso di essa); la tazza va sempre riappoggiata sul tavolino, o, se mancante, sulle ginocchia.
Anche gli spuntini che accompagnano il tè vanno mangiati seguendo un ordine preciso: per primi bisogna gustare gli “scones”, panini semidolci da farcire con marmellate, panna acida o crema di limone (lemon curd) poi i panini con salmone affumicato, uova e manzo e infine i biscotti a base di burro (o shortbread) e i dolci a base di frutta e cioccolato.

Talvolta definito anche “Low tea”, perché solitamente servito in salotto su tavolini bassi, il tè delle cinque non deve essere confuso con l’”high tea” o “meat tea” con cui gli operai di inizio Novecento sostituivano la cena e che consisteva in un frugale pasto a base di carne stufata, pesce, uova e formaggio cui veniva accompagnata una tazza (o mug) di tè, diventato con il tempo un’anticipazione della cena al tardo pomeriggio della domenica o dei giorni festivi, nelle quali vengono serviti insieme al tè polpettoni di carne, cotolette d’agnello, patate arrosto, formaggi, uova, insalate, frutta e dolcetti al burro.

Sebbene sia ancora prassi abituale accompagnare nel tardo pomeriggio ad una fetta di torta una tazza di tè, la cerimonia del tè delle cinque è oggi di norma riservata ad occasioni speciali. Molti hotel di Londra, tra cui il Claridges, il Dorchester, il Ritz e il Savoy offrono in ogni caso la possibilità di gustare un afternoon tea, il cui costo varia dalle 20 alle 40 sterline.

Io, quando sono a casa, adoro prendere un tè da Fortnum&Mason.

The end of the world

Se mai davvero dovesse finire il mondo avrei, credo, un unico rimpianto: quello di non essere riuscita a spiegare i motivi del mio malessere.
Forse la prima persona a cui dovrei spiegarli sono io, ma infondo credo di averlo già fatto.
Quello che mi manca è il coraggio di affrontare le persone a cui voglio più bene, di svuotare con loro il sacco che mi porto faticosamente sulle spalle da anni. Ho paura di ferirle, ho paura del loro rancore, di deluderle.
Questo il mio proposito per il nuovo mondo che verrà. E il tuo qual è?